Orari SS. Messe

Domenica e festivi:
h.9.00 - 10,30 - 12,00
Prefestiva Sabato ore 18,30

Feriali (escluso lunedì e sabato): h. 8.00

Nella cappella in Via Sestriere 32/a: domenica ore 10,00

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Epifania

Nei Vangeli, l’apparizione dei Magi è timidissima. Ignoriamo chi siano i Magi che, nel Vangelo di Matteo (l’unico che li ricorda), giungono da Oriente: sappiamo soltanto che seguono una stella, giungono a Betlemme, entrano nella casa di Giuseppe e Maria, vedono il bambino, si prostrano, gli rendono omaggio e gli offrono i doni: oro, incenso e mirra.

Tutto il resto del racconto della Natività, che trionfa nel Vangelo di Luca, viene abolito da Matteo. Non ci sono i pastori e le greggi, l’angelo del Signore, la grande gioia di tutto il popolo, la nascita del Salvatore, la moltitudine dell’esercito celeste che loda Dio: «Gloria a Dio nelle sublimità e sulla terra pace agli uomini della divina benevolenza»; e sopratutto il segno singolarissimo, il paradosso
dei paradossi: «Il Cristo, avvolto in fasce che giace in una mangiatoia».

Nel Vangelo di Matteo, abbiamo soltanto questi Magi sconosciuti: saggi pagani, che anticipano la conversione dei popoli
stranieri al Signore, mentre Israele lo rifiuta. Il racconto è sobrio e rapido: nessun episodio della Bibbia lo anticipa; tanto che potremmo persino immaginare che sia un particolare indifferente, lasciato cadere a caso da Matteo. Ma, pochi anni
dopo l’età dei Vangeli, la vicenda dei Magi diventò la più grande leggenda mitica del Nuovo Testamento: qualcosa di sacro, festoso, tremendo. La pietà popolare vi trovò tutto ciò che desiderava: il brillio delle grandi ricchezze, gli eserciti multicolori, l’Oriente, la misteriosa saggezza dell’Oriente, i minuziosi particolari della vita di Gesù, l’aura della leggenda, il verosimile, l’inverosimile, il vasto, l’ingenuo e il romanzesco, che incantano i semplici e i bambini.

(da Il mito globale dei Re Magi di Pietro Citati)

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