Orari SS. Messe

Domenica e festivi:
h.9.00 - 10,30 - 12,00
Prefestiva Sabato ore 18,30

Feriali (escluso lunedì e sabato): h. 8.00

Nella cappella in Via Sestriere 32/a: domenica ore 10,00

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Sabato Santo

Gli inferi ormai appartengono a Cristo

Se il Padre deve essere considerato come il creatore della libertà umana, con tutte le sue prevedibili conseguenze, allora a lui appartiene originariamente il giudizio e perciò anche l’inferno; e quando invia nel mondo il Figlio per salvarlo invece di giudicarlo e a tal fine “rimette a lui ogni giudizio” (Gv 5,22), allora, quale conseguenza estrema della libertà creata, deve anche introdurre il Figlio nell'”inferno”.

Ma il Figlio può essere realmente introdotto nell’inferno solo in quanto morto, il Sabato santo.

Questo ingresso negli inferi è necessario, perchè i morti “devono ascoltare la voce del Figlio di Dio” e, ascoltando questa voce “vivere” (Gv 5,25). Il Figlio deve visitare tutto ciò che nel dominio della creazione è imperfetto, informe, caotico per farlo passare nel suo dominio poichè egli è il redentore. E’ quanto dichiara Ireneo: “Per questo discese nelle regioni inferiori della terra, per vedere con i suoi occhi ciò che nella creazione era incompiuto”.

Questa visione del caos operata dall’Uomo-Dio è divenuta per noi la condizione della nostra visione della Divinità. La sua esplorazione delle profondità ultime ha trasformato quella che era una “prigione” in una “via”.

Così dichiara Gregorio Magno: “Cristo è disceso nelle profondità ultime del mare, quando andò nel più profondo inferno, per ricondurre da là le anime dei suoi eletti. Prima della redenzione, le profondità del mare non erano una via, ma una prigione… Ma Dio trasformò quell’abisso in una via… E’ chiamato anche l'”abisso più profondo”, perchè come gli abissi del mare non possono essere sondati da alcuno sguardo umano così segreto dell’inferno non può essere colto da alcuna conoscenza umana”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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