Orari SS. Messe

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Comunione nella comunità

 

“Oh quant’è bello e quanto è soave che i fratelli abitino insieme nella concordia!” (Sal 133,1)

Non è affatto ovvio che al cristiano sia consentito vivere in mezzo ad altri cristiani. Gesù Cristo è vissuto in mezzo a gente a lui ostile. Alla fine fu abbandonato da tutti i discepoli. Sulla croce si ritrovò del tutto solo, circondato da malfattori e schernitori.

Quindi anche il posto del cristiano non è l’isolamento di una vita claustrale, ma lo stare in mezzo ai nemici. Lì si svolge il suo compito e il suo lavoro.

La vicinanza fisica di altri cristiani è fonte l’incomparabile gioia e ristoro per il credente. L’apostolo Paolo in carcere ha grande desiderio che venga da lui Timoteo, “suo diletto figlio nella fede”; lo chiama, nei suoi ultimi giorni di vita lo vuol rivedere e avere vicino.

Il vegliardo Giovanni sa che la sua gioia sarà piena solo quando potrà recarsi di persona dai suoi e parlare a voce con loro, anzichè per mezzo di lettere e inchiostro (2Gv 12). Il desiderio di guardare direttamente in viso altri cristiani non è per il credente motivo di vergogna, come se fosse ancora troppo legato alla carne. L’uomo è stato creato come corpo.

Il credente, attraverso la presenza fisica del fratello, celebra Dio creatore, riconciliatore e redentore. Chi visita e chi riceve la visita sono, nella solitudine, reciproca testimonianza del Cristo che è presente fisicamente, si accolgono e si incontrano come s’incontra il Signore, nel rispetto, nell’umiltà e nella gioia.

Se dunque un solo incontro del fratello con il fratello procura tanti motivi di gioia cristiana, quale inesauribile ricchezza sarà messa a disposizione di coloro che per volontà di Dio son ritenuti degni di vivere in comunione quotidiana di vita con altri cristiani!

Si dimentica facilmente che la comunione dei fratelli cristiani è un dono di grazia del Regno di Dio, un dono che ci può sempre esser tolto, e che forse tra breve ci ritroveremo nella più profonda solitudine.

La comunità comincia ad essere ciò che dev’essere davanti a Dio solo quando incorre nella grande delusione, con tutti gli aspetti spiacevoli e negativi che vi sono connessi… Ma una comunione incapace di sopportare e sopravvivere a tale delusione, per il fatto di dipendere dall’ideale, con la perdita di questo perde anche la promessa di una stabile esistenza che è data alla comunione cristiana.

“Sorse poi fra di loro una questione” (Lc 9,46) – basta questo per distruggere una comunione. Quindi è necessità vitale che ogni comunità cristiana fin dall’inizio tenga presente e cerchi di estirpare questo pericoloso nemico.

Spesso il modo più energico per combattere i nostri pensieri malvagi è il vietar loro in assoluto di prender la parola…per i singoli giudizi che vorremmo pronunciare, il sistema migliore è frenarli e reprimerliè quello di non consentir mai loro di prender la parola, tranne che nella confessione dei peccati.

Quindi sarà una regola essenziale nella vita di ogni comunità cristiana il vietare ad ognuno di parlare di nascosto del fratello…Resta proibita la parola detta di nascosto su un altro anche se ha l’apparenza di voler aiutare e far del bene; infatti con questa copertura si insinua sempre uno spirito di odio per il fratello, con intenti distruttivi.

“Non esca dalla vostra bocca nessun cattivo discorso, ma parole buone per edificazione, se ce n’è bisogno, affinchè ne ricevano del bene coloro che ascoltano” (Ef 4,29)

“La cosa più importante e più utile è conoscersi bene e imparare a non avere di sé un’opinione eccessiva. Grande sapienza e perfezione si dimostra nel non dare a se stessi troppa importanza e viceversa nell’avere sempre una buona opinione degli altri” (Tomaso da Kempis)

Chi vive della giustificazione per grazia, è pronto a sopportare anche offese e torti senza protestare prendendoli dalla mano di Dio, che punisce e dona grazia… Il peccato di suscettibilità, che si diffonde molto velocemente nella comunità, è sempre lì a dimostrare quante ambizioni sbagliate e quindi quale mancanza di fedeci siano in essa.

Infine, un’altra cosa. Il non ritenersi particolarmente saggi, il porsi tra i meno importanti, significa, se andiamo alla sostanza e se ci esprimiamo schiettamente, ritenersi il più grande dei peccatori.

 

(da Dietrich Bonhoeffer, Vita comune)

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