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I sentieri del Tempo – Natale 2016

sentieri-natale-2016Esce in versione online (scaricabile da QUI) e cartacea in Chiesa il numero 108 del giornale parrocchiale “I Sentieri del Tempo“.

Don Paolo presenta la Novena e fa gli auguri per il Natale.

C’è un messaggio per te: il Natale di Gesù Cristo continua a parlare

Con la mattinata di comunità sull’avvicendarsi delle età della nostra vita e il mistero che in essa è racchiuso, abbiamo concluso l’Anno Santo della Misericordia iniziato nel dicembre del 2015. 

Ma la 42esima Novena di Natale che vivremo in comunità ci metterà ancora una volta di fronte al dono per eccellenza che Dio ci ha fatto nella sua misericordia: la nascita del suo Figlio Gesù. 

Ogni sera della Novena ripercorreremo un episodio del Vangelo tra quelli che hanno preceduto, ormai più di 2000 anni fa, la nascita di Gesù e riusciremo, poco per volta, a capire in che modo Dio è venuto in mezzo a noi. 

D’altronde in questo anno, anche tra noi, diverse persone hanno attraversato almeno una delle porte sante del Giubileo che il Papa ha fatto aprire non solo a Roma ma un po’ in tutti i continenti, allo scopo di farci ritrovare davanti al Signore e poter dire: “Grazie, Gesù, che facendoti uomo, fratello, compagno di viaggio fino alla morte per salvarci, ci hai rivelato la misericordia del Padre: rendici misericordiosi come Lui!”.

Adesso che si è concluso, che bilancio fare dell’Anno Santo? Se si considerano i meri dati numerici delle presenze di pellegrini a Roma, il bilancio sembra negativo. Secondo i dati ufficiali forniti dal Vaticano, l’avvio del Giubileo ha registrato un calo di presenze.  Nel mese di dicembre 2015 meno 30% dei pellegrini presenti agli incontri pubblici del Papa rispetto a dicembre 2014 (da 461mila a 324mila) e addirittura meno 60% di presenze agli Angelus (a fine 2015 presenti 150mila pellegrini contro i 390mila dello stesso periodo del 2014). 

Purtroppo, almeno in Italia, questi dati non fanno che confermare un trend che era già negativo. Infatti, secondo i dati ISTAT del 2014, la partecipazione dei cattolici in Italia alla messa domenicale è scesa al 28,8% rispetto all’ultimo dato riferito agli anni dal 2005 al 2012 nei quali la partecipazione si è tenuta costantemente oltre il 30%. D’altronde la crisi di consenso della Chiesa Cattolica in Italia è costante dal dopoguerra in poi, dovuta alla crescente laicizzazione della società ma non solo. 

Anche nella nostra comunità la tendenza non cambia, anzi. Nella nostra piccola parrocchia la percentuale media dei praticanti in questi ultimi quindici anni è diminuita: da una media iniziale di un 20% abbondante oggi siamo scesi ben sotto il 15%.  È evidente anche il nostro progressivo invecchiamento: nel 2015 nella nostra chiesa sono stati celebrati 93 funerali, mai così tanti in un solo anno. Nel medesimo anno record negativo di battesimi: soltanto 17. 

Come interpretare questi dati?  Certo, i credenti dovrebbero sapere che non è dai numeri che si giudica la fede. Vero. E che l’ansia di voler “essere in tanti” non giustifica un “proselitismo” a ogni costo. Ma i numeri diventano importanti per guardare in faccia la realtà e non cadere in eventuali trionfalismi. Compreso quello di contare sulla tenuta del cosiddetto “effetto Bergoglio” che invece i dati mostrano sgonfiarsi.  Non si può scaricare la responsabilità della situazione della Chiesa semplicemente sul Papa né delegare unicamente alla sua popolarità la credibilità della nostra fede. Il consenso che egli raccoglie non ci esime dalle nostre responsabilità di cristiani.

A quali responsabilità mi riferisco?  Soprattutto a quelle educative da parte di noi adulti verso le nuove generazioni. È a questo livello che facciamo sempre più fatica a essere efficaci, come genitori innanzitutto e poi come educatori e comunità educante, tenendo presente che la scuola stessa è in grande affanno educativo.  Purtroppo siamo sempre meno capaci di educare alla fede i giovani e i ragazzi, prima nelle famiglie, poi in comunità. Per certi aspetti questo vale anche nei confronti dei cosiddetti “lontani”: perché dovrebbero avvicinarsi a noi e alla nostra comunità? Che cos’è che dovrebbe colpirli favorevolmente del nostro stile di vita? 

Se è vero che ci sono il calo demografico e un’evidente progressiva scristianizzazione della società, credo che sia ugualmente necessario che noi cristiani adulti per primi ci facciamo un serio esame di coscienza sulla cura e sulla qualità della nostra vita di fede.  Ad esempio: quanto prendiamo sul serio la necessità di una catechesi per noi adulti? Ogni anno vengono promossi in parrocchia incontri a tale scopo, ma solo alcuni ne usufruiscono…. 

Vi auguro che l’Anno Santo che si è concluso ci lasci la consapevolezza di quanto abbiamo ancora bisogno di lasciarci cambiare dall’amore misericordioso di Dio. 

Buon Natale e, quindi, felice anno nuovo a tutti!

Don Paolo

 

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