Orari SS. Messe

Domenica e festivi:
h.9.00 - 10,30 - 12,00
Prefestiva Sabato ore 18,30

Feriali (escluso lunedì e sabato): h. 8.00

Nella cappella in Via Sestriere 32/a: domenica ore 10,00

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Tempo di Quaresima

Aggiorneremo questo spazio costantemente durante  tutta la Quaresima, allo scopo di offrire spunti per la riflessione personale.

La Quaresima come e perchè?

(La storia di una pratica che si ripete fin dai primissimi tempi del Cristianesimo)

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Sfolgora il sole di Pasqua,
risuona il cielo di canti,
esulta di gioia la terra.

Dagli abissi della morte
Cristo ascende vittorioso
insieme agli antichi padri.

Accanto al sepolcro vuoto
invano veglia il custode:
il Signore è risorto.

O Gesù, re immortale,
unisci alla tua vittoria
i rinati nel battesimo.

Irradia sulla tua Chiesa,
pegno d\’amore e di pace
la luce della tua Pasqua.

Sia gloria e onore a Cristo,
al Padre e al Santo Spirito
ora e nei secoli eterni. Amen.

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Bellezza di un crocifisso

 “Pensiamo a tutti coloro che, innocenti, sono costretti a subire terribili prove, fisiche o morali; per poco che, attraverso dolori e sofferenze, riescano a mantenere quella scintilla di luce che sorge dall’anima umana, avvertiamo questo straziante bagliore di bellezza che traspare dal loro volto emaciato, sfinito. Ebbene sì, la bellezza non può mai farci dimenticare del tutto della nostra condizione tragica. Esiste una bellezza propriamente umana, ed è questo fuoco dello spirito, che arde, se arde davvero, al di là di ogni tragicità. Non tutti gli esseri umani sono costretti a passare attraverso le prove di cui ho parlato. Ma tutti possono prendere parte a quella grandezza che sorge dalla dignità interiore dell’essere umano che affronta il terribile in nome della vita. Forse pre questo tra i più grandi capolavori dell’arte occidentale ci sono dipinti che rappresentano la Pietà …clicca qui per il seguito

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«Sono le donne del Vangelo a insegnarci come si sta accanto a quelli che soffrono»

Luisa Muraro, docente emerita di filosofia all’università di Verona, esponente di spicco del pensiero della differenza sessuale, rintraccia una fecondità di pensiero e di azione, anche laica, nei fatti del Venerdì santo: «Di fronte al dolore innocente, il messaggio cristiano è straordinario: ci dice che c’è sempre qualcosa da fare anche nell’impotenza: la vicinanza alla vittima»… clicca qui per l’articolo completo

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Venerdì santo

Scassinerà la morte, quella

fortezza buia, sposterà il pietrone ridendo

cucirà le ferite senza ago solo andando

in un punto del respiro, vincerà

sulla materia e per questo poi salirà

senza peso. Vincerà la gravità

la consistenza l’odore il nome,

risorgerà non più creato ma creatore, saprà

la formula il contatto tra ovulo e sperma fra

spora e tronco e seme e terra. Saprà

il principio d’ogni cosa la durata

saprà l’eterno il paradiso di Dante

l’avrà a memoria ogni verso e

anche le parole scritte ora

lui le avrà già sapute quella volta

lì nel sepolcro al fresco dove

la morte è uno stecco un niente

un avanzo un imbroglio e il resto

tutto il resto vita solo vita

solo luce e vita niente altro.

 

(Mariangela Gualtieri, Se polvere senza peso, 107)

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Lavare i piedi: gesto umano, gesto divino

Lavare i piedi è gesto che spetta alla schiavo: qui è il Signore che lo compie. L’inversione dei ruoli tra Gesù e i discepoli è impegnativa: “Se io, il Signore e il maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio perché, come ho fatto io, facciate anche voi” (Gv 13,14-15). Quest’ultimo comando corrisponde al “fate questo in memoria di me” dell’istituzione eucaristica (1Cor 11,24.25). Ma sarebbe insufficiente e deviante pensare che si tratti del comando di ripetere un gesto rituale. I gesti che Gesù compie per lavare i piedi ai discepoli sono gesti umani, umanissimi, e indicano nel quotidiano il luogo in cui l’eucaristia diviene vita, esistenza, realtà, non semplicemente rito…clicca qui per leggere tutto l’articolo

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Guardare con l’occhio delle vittime, una riflessione sul Vangelo a partire dalla nostra contemporaneità

…E’ scritto anche nei testi laici di diritto che “summum ius, summa iniuria” vale a dire che il diritto estremizzato si traduce in ingiustizia. E gli fa eco la saggezza popolare per la quale “la miglior vendetta è il perdono”. E se di questo tema facessimo argomento di conversione quaresimale, non solo sugli aspetti generali e politici ma anche in quelli che riguardano i nostri comportamenti privati e sociali?

 

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Riflessioni per la vita coniugale

«II nostro matrimonio deve essere un sì alla terra di Dio, deve rafforzare in noi il coraggio di operare e di creare qualcosa sulla terra. Temo che i cristiani, che osano stare sulla terra con un piede solo, staranno con un piede solo anche in cielo» (12 agosto 1943).

E’ un frase tratta da una delle lettere che Dietrich Bonhoeffer, teologo cristiano che ha pagato con la vita la sua resistenza al nazismo, ha scritto dal carcere alla fidanzata Maria von Wedemeyer. Si coglie qui come il suo impegno, la sua vita e la sua fede seguissero uno stesso orientamento: fedeltà alla terra e fedeltà a Dio sono due volti di un tutt’uno.

La terra, l’umanità, la storia sono il luogo delle relazioni buone, di una fede incarnata e non alienante.

«Tu fortunatamente non scrivi libri, ma fai, sai, scopri, riempi con la vita vera ciò di cui io ho solo sognato (…) questo è ciò di cui ho bisogno, ciò che ho trovato in te, ciò che amo – il tutto, l’indiviso, di cui ho nostalgia e desiderio».

clicca qui per consultare la fonte e i riferimenti alla raccolta delle lettere

 

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Il pianto degli amici [di Giobbe]

Noi ti abbiamo solo accusato.

Sempre vigili a trovare una colpa per altri

una scusa per noi: sempre certi

che Egli pensa coi nostri pensieri,

operando secondo i nostri disegni.

Noi la misura, lo scrigno del vero.

E sempre solleciti, in consunte parole, a liberarci dall’angosciosa paura.

Pronti a dire: Egli sarebbe ingiusto

se nostro fosse il tuo caso.

Invece tu solo a salvezza ci provi

che nulla è perduto.

Oggi splende la tua gioia celeste

anche se la nostra pianura ancora risuona

all’eco del tuo disperato cantare.

Non importa sapere che il tuo destino

è solo allusione al plenilunio di Cristo,

un’immagine della fine inevitabile;

non importa sapere il tempo

dei cieli nuovi e delle terre nuove:

questa ormai è la Sorte dell’uomo divino.

Ora le quattordicimila pecore e capre e i seimila

cammelli e diecimila paia di buoi e le mille asine

appena un segno sono dell’abbondanza futura,

non beni elencabili in parole moribonde.

Importa invece sapere che ancora

generasti sette figli e tre figlie:

non di morte fu l’approdo di Giobbe.

(D.M. Turoldo, O sensi miei, Salmo della nostra penitenza, p. 246)

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Digiuna dal giudicare gli altri e affidali alla misericordia di Dio

Digiuna dall’essere scontento e sappi ringraziare di più

Digiuna dall’arrabbiarti e abbi più pazienza con gli altri

Digiuna dall’essere pessimista e sii più ricco di speranza

Digiuna dalle cose inutili e occupati di più di quelle importanti

Digiuna dal lamentarti con Dio e pregalo con più umiltà e fede

Digiuna da ogni vendetta e rancore e sii più disposto a perdonare

Digiuna dal darti troppa importanza e interessati di più degli altri

Digiuna dallo scoraggiamento e riscopri l’entusiasmo della fede

Digiuna da ciò che ti allontana da Dio e cerca ciò che ti avvicina a lui.

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Un’antica tradizione monastica, ripresa anche in ambienti ecclesiali contemporanei, chiede che all’inizio della Quaresima ciascuno riceva o scelga un libro dalla biblioteca per poterlo leggere e meditare durante quei quaranta giorni … di Enzo Bianchi

 

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Mercoledi delle Ceneri

La Quaresima è tempo di salvezza. Essa non è fatta da mano d’uomo; ci è preparata da Dio e sgorga, come acqua di salvezza, dal costato squarciato e glorioso del Crocifisso.

La grazia della Pasqua ci raggiunge e ci porta fin dal primo passo della Quaresima: non ci muoveremmo mai verso la Pasqua, se essa non ci chiamasse e non ci sostenesse con la sua grazia!

La Quaresima è un cammino, che i fa passare “da questo mondo al Padre”, dalla lontananza di Dio all’incontro con lui nella comunione con i fratelli.

Questo cammino lo chimiamo conversione, essa è grazia e risposta della libertà, è ritorno a Dio e comunione con i fratelli.

La conversione quaresimale investe tutto l’uomo nella sua integrità di anima e corpo. La grande tradizione della Chiesa, in questo tempo, ha sempre praticato il digiuno. Anche il corpo deve partecipare al cammino pasquale di conversione. Senza questa partecipazione del corpo alla lotta di liberazione dal peccato non c’è vera conversione.

La conversione quaresimale è sempre un cammino di amore e di solidarietà. Chi si converte a Dio ritrova i fratelli. La croce di Gesù è infatti atto supremo di amore a Dio Padre e di solidarietà con gli uomini nel dono totale di sé per la loro salvezza.

(M. Cé, Quaresima, tempo di salvezza)

Dal libro del profeta Isaia 58, 1-12

Il digiuno che è gradito a Dio

Grida a squarciagola, non aver riguardo;
come una tromba alza la voce;
dichiara al mio popolo i suoi delitti,
alla casa di Giacobbe i suoi peccati.
Mi ricercano ogni giorno,
bramano di conoscere le mie vie,
come un popolo che pratichi la giustizia
e non abbia abbandonato il diritto del suo Dio;
mi chiedono giudizi giusti,
bramano la vicinanza di Dio:
«Perché digiunare, se tu non lo vedi,
mortificarci, se tu non lo sai?».
Ecco, nel giorno del vostro digiuno
curate i vostri affari,
angariate tutti i vostri operai.
Ecco, voi digiunate fra litigi e alterchi
e colpendo con pugni iniqui.
Non digiunate più come fate oggi,
così da fare udire in alto il vostro chiasso.
È forse come questo il digiuno che bramo,
il giorno in cui l\’uomo si mortifica?
Piegare come un giunco il proprio capo,
usare sacco e cenere per letto,
forse questo vorresti chiamare digiuno
e giorno gradito al Signore?
Non è piuttosto questo il digiuno che voglio:
sciogliere le catene inique,
togliere i legami del giogo,
rimandare liberi gli oppressi
e spezzare ogni giogo?
Non consiste forse nel dividere
il pane con l\’affamato,
nell\’introdurre in casa i miseri, senza tetto,
nel vestire chi è nudo,
senza distogliere gli occhi da quelli della tua gente?
Allora la tua luce sorgerà come l\’aurora,
la tua ferita si rimarginerà presto.
Davanti a te camminerà la tua giustizia,
la gloria del Signore ti seguirà.
Allora lo invocherai e il Signore ti risponderà;
implorerai aiuto ed egli dirà: «Eccomi!».
Se toglierai di mezzo a te l\’oppressione,
il puntare il dito e il parlare empio,
se offrirai il pane all\’affamato,
se sazierai chi è digiuno,
allora brillerà fra le tenebre la tua luce,
la tua oscurità sarà come il meriggio.
Ti guiderà sempre il Signore,
ti sazierà in terreni aridi,
rinvigorirà le tue ossa;
sarai come un giardino irrigato
e come una sorgente
le cui acque non inaridiscono.
La tua gente riedificherà le antiche rovine,
ricostruirai le fondamenta di epoche lontane.
Ti chiameranno riparatore di brecce,
restauratore di case in rovina per abitarvi.

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