Orari SS. Messe

Domenica e festivi: h.9.00 - 10.30 -12.00

Feriali (escluso lunedì) e prefestivi: h. 18.30

Nella cappella in Via Sestriere 32/a:
domenica ore 10,00 (no luglio e agosto)

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Sul buon uso degli studi scolastici in vista dell’amore di Dio

La chiave di una concezione cristiana degli studi è che la preghiera è fatta di attenzione.

Gli studenti che amano Dio devono imparare ad amare ogni materia di studio, perchè tutte fanno crescere quell’attenzione che, orientata verso Dio, è la sostanza stessa della preghiera.

Il fatto di non possedere né il dono né l’inclinazione naturale per la geometria non impedisce che la ricerca della soluzione di un problema o lo studio di una dimostrazione sviluppi l’attenzione.

E poco importa che si trovi la soluzione o si afferri la dimostrazione, purchè ci si sforzi davvero per riuscirvi. Infatti mai, in nessun modo, un autentico sforzo di attenzione viene disperso.

Se con vera attenzione si cerca di risolvere un problema di geometria e in capo a un’ora si è al punto di partenza, in ogni minuto di quell’ora si è comunque compiuto un progresso in un’altra dimensione più misteriosa.

Occorre studiare, applicandosi in pari misura a ogni esercizio, considerando che tutti servono a formare quell’attenzione che è la sostanza della preghiera.

La seconda condizione è quella di impegnarsi rigorosamente a fissare, a contemplare con attenzione, a lungo, ogni esercizio scolastico sbagliato, in tutta la bruttezza della sua mediocrità, senza cercare scuse, senza trascurare alcun errore né alcuna correzione del professore, e cercando di risalire all’origine di ogni sbaglio. Davanti a un esercizio che è stato corretto, se è fatto male, è forte la tentazione di fare il contrario, di gettarvi un’occhiata e di metterlo da parte immediatamente.  Una simile tentazione va respinta. Non vi è nulla di più necessario alla buona riuscita negli studi, perchè se ci si rifiuta di prestare attenzione agli errori commessi e alle correzioni dei professori, si lavora, nonostante tutti gli sforzi, senza progredire molto.

In tal modo si può acquisire soprattutto la virtù dell’umiltà. Quando ci si costringe a viva forza a fissare lo sguardo degli occhi e quello dell’anima su un esercizio scolastico stupidamente sbagliato, si avverte con evidenza indiscutibile la propria mediocrità.

Se queste due condizioni sono pienamente soddisfatte, gli studi scolastici possono essere un percorso verso la santità.

L’intelligenza cresce e porta frutti solo nella gioia. La gioia di apprendere è indispensabile agli studi come la respirazione ai corridoi.

L’attenzione è uno sforzo che di per sé non comporta fatica. Quando questa si fa sentire, l’attenzione non è quasi più possibile. Allora è meglio provare a rilassarsi e cominciare daccapo dopo qualche tempo. L’attenzione è distaccarsi da sé e rientrare in se stessi, così come si insipira e si espira.

Nella nostra anima c’è qualcosa a cui ripugna la vera attenzione. Questo qualcosa è molto vicino al male. Ecco perchè ogni volta che si presta veramente attenzione si distrugge un po’ di male in se stessi. Un quarto d’ora di attenzione così orientata ha lo stesso valore di molte opere buone.

L’attenzione consiste nel sospendere il proprio pensiero, nel lasciarlo disponibile, vuoto e permeabile all’oggetto. Soprattutto il pensiero deve essere vuoto, in attesa, non deve cercare alcunchè ma essere pronto ad accogliere nella sua nuda verità l’oggetto che sta per penetrarvi.

Non è solo l’amore di Dio che ha per sostanza l’attenzione. Della stessa sostanza è fatto l’amore per il prossimo. In questo mondo gli sventurati non hanno bisogno di altro che di uomini capaci di rivolgere loro la propria attenzione.

Per un adolescente che sia in grado di afferrare questa verità, e abbastanza generoso da desiderare questo frutto più di ogni altro, gli studi potrebbero avere una piena efficacia spirituale anche al di fuori di ogni credenza religiosa.

Gli studi scolastici sono uno di quei campi in cui è racchiusa una perla. Per questa perla vale la pena di vendere tutti i propri beni al fine di poter acquistare il campo.

 

Simone Weil, L’attesa di Dio

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